Il centro storico di Cosenza non è una zona pedonale disegnata per i turisti: è un quartiere che sale sul colle Pancrazio, con case abitate, botteghe, portoni socchiusi e scalinate che collegano un livello all'altro. Si visita meglio senza itinerario rigido, camminando e lasciandosi portare dalla pendenza.
Il percorso naturale: dal fiume al castello
Chi arriva in auto parcheggia quasi sempre nella città nuova e attraversa uno dei ponti sul Crati per entrare nella città vecchia. Da lì si imbocca Corso Telesio, che è la spina dorsale del quartiere: comincia in piano vicino al fiume, si stringe fra i palazzi, e continua a salire fino a piazza Duomo. Da piazza Duomo in poi la salita si fa più decisa e diventa un intreccio di vicoli e scale che porta fino al castello, in cima.
Il dislivello complessivo non è enorme, ma è costante: da fondo corso alla spianata del castello ci vuole una mezz'ora buona di cammino a passo tranquillo, con qualche sosta.
Cosa guardare mentre si sale
Lungo il corso e nei vicoli laterali si incontrano i palazzi delle famiglie nobiliari cosentine, con portali in pietra e cortili interni che spesso si intravedono dal portone aperto. Ci sono chiese che valgono una sosta anche solo per il contrasto tra la facciata sobria e l'interno barocco, botteghe artigiane, librerie storiche e la sede dell'Accademia Cosentina.
Il Teatro Rendano, sulla piazza XV Marzo, è uno dei punti in cui il quartiere si allarga: qui si affacciano anche la Biblioteca Civica e il palazzo del Governo, e la piazza funziona come salotto della città vecchia. Davanti al teatro c'è il monumento a Bernardino Telesio.
Le scale, i belvedere e la parte alta
Quello che colpisce di più chi ci arriva la prima volta sono le scalinate. Il quartiere è costruito su un pendio ripido e i collegamenti tra i livelli sono spesso scale in pietra strette tra le case. Salendo si aprono continuamente scorci sulla valle, e nella parte più alta, verso il castello, la densità edilizia si dirada e restano soprattutto muri, orti e panorama.
Dalla spianata del castello si vede tutta la conca cosentina. È il punto in cui la geografia del posto diventa chiara: la piana del Crati che si allunga verso nord, la Sila che chiude a est, la catena costiera a ovest e, in mezzo, la città che è cresciuta prima sulla collina e poi giù nella valle.
Quanto tempo serve
Per una prima visita bastano due o tre ore, castello compreso. Se si vuole entrare anche nel museo diocesano e fermarsi a mangiare, la mezza giornata diventa una giornata. È una visita che si abbina bene a una tappa nella città nuova, dove il ritmo cambia completamente: corso Mazzini pedonale, negozi, le sculture del museo all'aperto.
Le due Cosenza, e perché non vanno confuse
Uno degli equivoci più comuni riguarda proprio la distinzione tra le due città. La Cosenza nuova, quella di Corso Mazzini, è nata nel Novecento nella piana ai piedi del colle: è dove si concentrano commercio, uffici e vita quotidiana. La Cosenza vecchia, sul colle Pancrazio, è la città storica, quella che ha visto i Bruzi, i Normanni, gli Svevi e l'Accademia Cosentina.
Per decenni la città vecchia ha conosciuto un progressivo spopolamento, e ancora oggi convivono edifici restaurati e altri in attesa di intervento. È un quartiere in trasformazione, non un centro storico museificato: chi lo visita aspettandosi una cartolina resta spiazzato, chi lo visita per quello che è ne esce con l'impressione giusta.
Le due parti si collegano a piedi in pochi minuti attraverso i ponti sul Crati, e vale la pena vederle entrambe nella stessa giornata proprio per il contrasto.
Da Taverna di Montalto Uffugo si arriva in una ventina di minuti. È la gita che consigliamo per prima a chi si ferma da noi più di una notte e vuole capire dove si trova.
A venti minuti dalla città vecchia — Affittacamere Gess
Tre camere con bagno privato a Montalto Uffugo, sulla direttrice per Cosenza. Parcheggio gratuito e accesso autonomo a qualsiasi ora.